
Accendo il computer perché devo terminare una cosa importante.
Ma prima preparo un caffè.
Mentre preparo il caffè noto qualcosa da sistemare. Lo faccio. Torno verso il computer e vedo un messaggio. Rispondo. Apro finalmente il documento.
Mi viene in mente un’altra cosa. La cerco. Da quella ricerca nasce un’altra ricerca. Nel frattempo mi ricordo qualcosa che devo fare in un’altra stanza.
Passa un’ora.
Ho fatto moltissime cose. Il caffè, per inciso, è anche diventato freddo.
Ma quella per la quale avevo acceso il computer è ancora lì.
Fare moltissimo e perdere la direzione iniziale
Questa scena può capitare a chiunque. Da sola non indica una diagnosi. Per alcune persone ADHD può però accadere con una frequenza e un impatto che rendono più faticosa l’organizzazione quotidiana.
Il problema non è necessariamente «non fare». Può verificarsi quasi il contrario: fare moltissimo, ma perdere la direzione iniziale. Alla sera arriva la stanchezza, insieme a una domanda: «Come è possibile? Non mi sono fermato un momento e quella cosa non l’ho ancora fatta».
Uno stimolo nuovo, vicino, interessante o urgente può diventare momentaneamente più accessibile dell’obiettivo scelto poco prima. L’attenzione può variare in relazione al compito e al contesto: sapere che una cosa conta non significa riuscire a tenerla sempre in primo piano.
Non serve trasformare ogni deviazione in una colpa. Serve accorgersi di dove si è perso il filo e preparare un modo concreto per ritrovarlo. La pagina sulle funzioni esecutive approfondisce proprio la distanza tra sapere cosa fare e riuscire a farlo.
Il passaggio tra due attività è già parte del lavoro
«Finisco questo e poi torno al documento». Sembra una promessa piccola. Ma nel mezzo ci sono una stanza, il telefono, un pensiero e un altro compito che si presenta senza appuntamento.
Una persona con ADHD può incontrare maggiore difficoltà nel lasciare un’attività, iniziarne un’altra o recuperare l’intenzione precedente dopo un’interruzione. Per questo può essere utile rendere visibile il punto di rientro prima di allontanarsi.
Un foglio vicino alla tastiera: «Quando torno: scrivo le prime tre righe della relazione». Non «lavorare meglio». Non «recuperare tutto». Una frase che dica da dove ricominciare.
Se arriva un’idea, puoi annotarla in un unico posto senza doverla seguire subito. Se una pausa tende ad allungarsi, puoi provare un timer con un messaggio preciso: «Torno alla relazione». Un segnale esterno è un esperimento da adattare, non una garanzia di riuscita.
NON DEVO SISTEMARE TUTTA LA MIA VITA
Quando ci accorgiamo della dispersione, a volte reagiamo con un progetto enorme: nuova agenda, nuova applicazione, nuove regole. Dopo due giorni, anche organizzare il sistema è diventato un altro lavoro.
Nel principio 20/80 del Metodo Schiasselloni propongo un criterio operativo, non una legge matematica e nemmeno una promessa di risultati identici per tutti.
Quali poche cose stanno producendo una parte importante della mia dispersione?
E poi una seconda domanda: qual è il piccolo gesto che, se protetto, può migliorare una parte importante della mia giornata?
- Rendere visibile una sola priorità. Scriverla dove lavori, con un risultato osservabile.
- Diminuire il numero delle decisioni. Scegliere prima quale documento aprire e quale passaggio affrontare.
- Preparare prima il primo gesto. Lasciare pronti il materiale e il punto da cui riprendere.
- Allontanare alcune distrazioni. Per esempio, mettere il telefono fuori portata per il tempo scelto, se possibile.
- Dividere un compito grande in un primo passo. «Scrivo il titolo e tre punti» è più concreto di «finisco il progetto».
- Creare un comportamento minimo. Pochi minuti o un piccolo risultato compatibile con la giornata reale.
- Non considerare un’interruzione come un fallimento. Accorgersene è già il momento in cui puoi scegliere il rientro.
- Riprendere dalla prima occasione possibile. Senza aspettare una giornata perfetta o il prossimo lunedì.
NON TUTTO.
IL PUNTO CHE CONTA ADESSO.
Se tutto sembra urgente, puoi approfondire come scegliere una priorità. Se invece è l’avvio a bloccarsi, trovi un altro punto di ingresso nella guida su ADHD e procrastinazione.
Le abitudini: preparare il terreno per il gesto successivo
Un’abitudine non nasce soltanto dalla frase «da domani mi impegno». Contano i segnali che incontriamo, il contesto, l’attrito necessario per iniziare e ciò che riusciamo a ripetere.
Il telefono sulla scrivania rende una deviazione immediatamente disponibile. Il documento già aperto può rendere più accessibile il primo passo. Non decide tutto l’ambiente, ma puoi modificarne una piccola parte per sostenere ciò che hai scelto.
In Le Ancore delle Abitudini approfondisco automatismi, segnali, contesto, attrito, ripetizione, comportamento minimo, continuità e ripartenza, insieme al Metodo ROTTA. Il punto è costruire un gesto che possa cominciare e ritrovare spazio anche dopo un’interruzione.
QUANDO L’AI PUÒ DIVENTARE UN SECONDO TAVOLO PER LA MENTE
Quando le idee sono tante, può essere utile appoggiarle da qualche parte. Gli strumenti di intelligenza artificiale possono diventare un supporto organizzativo esterno: un secondo tavolo sul quale disporre ciò che in testa si sovrappone.
- Trasformare dieci idee in tre priorità da valutare.
- Mettere ordine in appunti sparsi.
- Dividere un progetto grande in piccoli passi.
- Costruire una checklist breve.
- Ritrovare il filo dopo una distrazione.
- Chiedere quale attività viene prima, spiegando obiettivi e scadenze.
- Sintetizzare informazioni troppo numerose.
Puoi provare una richiesta così: «Ecco le cose che ho in testa. Aiutami a scegliere una priorità per oggi e a dividerla in tre passi. Prima chiedimi quali scadenze sono reali».
La proposta va controllata: l’AI può sbagliare o non comprendere il contesto. Se passi tutta la mattina a perfezionare la checklist, anche questo strumento è diventato un’altra deviazione. Il suo valore si misura nel gesto che ti aiuta a fare dopo.
L’OBIETTIVO NON È SPEGNERE UNA MENTE PIENA DI IDEE.
È AIUTARLA A SCEGLIERE DOVE METTERE LA PROPRIA ENERGIA ADESSO.
L’intelligenza artificiale non costituisce terapia, diagnosi o trattamento dell’ADHD. Qui viene proposta soltanto come possibile supporto per organizzare informazioni e attività.
QUESTA RIFLESSIONE PARTE DA UN TEMA PIÙ AMPIO
HO TEMPO PER TUTTO.
TRANNE CHE PER STARE BENE.
Nell’articolo sul mio sito principale parto dalle abitudini e dallo spazio che riusciamo a dedicare al nostro benessere. Qui abbiamo seguito un’altra domanda: come restare in contatto con una priorità quando la giornata ci porta continuamente altrove?
LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU ALESSANDROSCHIASSELLONI.IT →
Riferimento divulgativo: NIMH — ADHD in Adults: 4 Things to Know, per le difficoltà di attenzione, organizzazione e gestione del tempo nell’adulto. Gli esempi e il criterio 20/80 qui proposti sono indicazioni educative da adattare alla persona.
Alessandro Schiasselloni
ADHD Coach · Medical Coach® · Mental Coach
Metodo Schiasselloni · 20/80
@TheShadow
Contenuto divulgativo, educativo e di coaching. Non costituisce diagnosi, psicoterapia, prescrizione o trattamento sanitario e non sostituisce medico, psicologo, psicoterapeuta o altro professionista sanitario competente.
Forse oggi non devi organizzare tutta la tua vita.
Devi soltanto ricordarti qual era la cosa che avevi deciso di fare prima di preparare quel caffè.